La rete viaria della Repubblica

Secolo XX

Nel 1903 il Wright Flyer compie il primo volo e nel 1912 affonda il Titanic. Due eventi simbolici di un cambio epocale nei trasporti.

Per esaminare la situazione viaria dell'Italia moderna può essere interessante leggere lo studio di Anna Lamberti, che riportava relazioni di Fedele Cova del 1957 e di Pierluigi Beretta. Queste furono alla base della costruzione delle autostrade italiane che rivoluzionarono, nel bene e nel male, la viabilità italiana.

Mentre la maggior parte delle antiche vie vennero abbandonate o si adeguano alla circolazione moderna, la "transumanza", intesa come migrazione stagionale lungo le grandi vie verdi, continuò in tutta la penisola fino agli anni '50, quando il traffico e l'adeguamento delle strade per i veicoli sempre più veloci si scontrò con l'intralcio che il bestiame causava alla circolazione dei veicoli a motore.

In un primo tempo le ferrovie si adeguano con carri bestiame ma il declino è inesorabile.

Nella seconda metà del secolo inizia lentamente a svilupparsi una nuova mentalità ecologica (termine coniato nel 1866 dal biologo tedesco Ernsty Haeckel) e ad emergere un nuovo senso della bellezza legata all'ambiente non inquinato dai prodotti della nuova industria dei trasporti. Anche le ferrovie vengono rivalutate, ma quelle che vanno piano. Si afferma sempre più, in opposizione a tutto ciò che è fast, anche il termine slow/lento e lo slow trek.

 

Molte vie verdi del passato, soprattutto quelle abbandonate, sono ancora oggi recuperabili e non possono essere considerate perdute, ma serve un impegno nuovo che necessita di nuovi strumenti. Tranne qualche raro esempio, anche famoso La via del Veneziano Marin Sanuto degli anni '70 (il mitico viaggio di Emozioni), questa rinascita fa parte della storia recente ed è anche la nostra storia iniziata nel 1994/95 La via del Veneziano Marin Sanuto

 

Viaggio nello spazio